IN THE MOOD FOR LOVE

Il lavoro di Costanza Gastaldi si sviluppa all’interno di una ricerca che intreccia paesaggio, temporalità e materialità dell’immagine, articolandosi attraverso l’uso di procedimenti fotografici storici — eliogravura, platino-palladio e stampa al carbone — reinterpretati in una prospettiva pienamente contemporanea. La sua pratica si distingue per una rara padronanza tecnica, messa al servizio di una riflessione sullo statuto percettivo dell’immagine e sulle modalità attraverso cui il paesaggio diventa luogo di proiezione emotiva, memoria e costruzione culturale dello sguardo.

Le opere presentate in fiera mettono in dialogo due momenti centrali della sua ricerca, entrambi sviluppati in Cina, evidenziando la continuità concettuale e l’evoluzione del suo linguaggio visivo.

Con Loto Nero (2018), serie che segna l’affermazione internazionale dell’artista, Gastaldi sviluppa una ricerca profondamente introspettiva a partire dai paesaggi montuosi di Huangshan. Le immagini, realizzate in eliogravura al retino, trasformano la natura in una geografia mentale e spirituale, dove nebbia, roccia e vuoto assumono la dimensione di tracce interiori. L’opera si costruisce come una forma di archeologia emotiva: il paesaggio diventa spazio di sedimentazione della memoria, della perdita e della trasformazione. L’utilizzo dell’eliogravura — tecnica rara e altamente complessa — conferisce alle immagini una densità materica e una profondità tonale che collocano il lavoro in una zona di tensione tra fotografia, incisione e pittura.

A distanza di alcuni anni, la serie In the Mood for Love (2025) segna un’estensione significativa di questa ricerca. Se nei lavori precedenti il paesaggio operava principalmente come superficie introspettiva, qui lo sguardo si apre progressivamente alla dimensione collettiva e alla presenza umana. Realizzata nel sud della Cina, la serie osserva territori rurali, flussi turistici e scene quotidiane come dispositivi attraverso cui leggere le trasformazioni contemporanee dello spazio e dell’esperienza visiva.

Pur mantenendo una forte dimensione contemplativa e una rigorosa attenzione alla qualità materiale dell’immagine, Gastaldi introduce una tensione più ambigua tra documento e costruzione percettiva. In opere come Corrente Silente, la moltitudine umana emerge solo in un secondo tempo all’interno della composizione, destabilizzando la lettura iniziale del paesaggio e attivando una riflessione sulle forme contemporanee di consumo visivo e di esperienza collettiva dello spazio. In Icona Impermeabile, invece, l’utilizzo del platino-palladio e dell’intervento manuale produce un cortocircuito tra iconografia religiosa, teatralità involontaria e cultura visuale contemporanea.

L’intero percorso evidenzia così una ricerca coerente e progressiva: dalle geografie interiori di Loto Nero fino alle dinamiche percettive e sociali dei lavori più recenti, Gastaldi costruisce un linguaggio in cui la fotografia storica non viene impiegata come citazione nostalgica, ma come strumento critico capace di interrogare il presente. È precisamente in questa tensione tra memoria materiale del medium e consapevolezza contemporanea dello sguardo che si definisce la specificità della sua pratica.